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Abbiamo creato due ospedali in uno per gestire l'emergenza

Abbiamo creato due ospedali in uno per gestire l'emergenza

Autore: Antonella Tuccia/martedì 21 luglio 2020/Categorie: Mondosalute Newsletter

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Quando il 20 febbraio sono giunti negli ospedali i primi casi di pazienti affetti da Coronavirus, in parte, era già troppo tardi. Tra le strutture che hanno reagito con prontezza all'emergenza possiamo annoverare l'Ospedale Moriggia Pelascini, che si trova a Gravedona e Uniti, in provincia di Como, specializzato in neurochirurgia, chirurgia vascolare, chirurgia emodinamica e dotato di un DEA.

La prima paziente é giunta da Cremona intorno al 20 febbraio
: un quadro clinico molto complicato aggravato da un forte sovrappeso (pesava 150 chili). “Da allora in poi è stata un'escalation, nel giro di pochi giorni abbiamo ricoverato altri 80 pazienti”, spiega Roberto Valsecchi, direttore del DEA. La rianimazione che conta 8 posti letto è stata raddoppiata e occupata completamente da pazienti Covid 19. “La maggior parte presentava un quadro clinico da polmonite interstiziale aggravata dal fatto che il virus avesse intaccato entrambi i polmoni”, aggiunge Valsecchi. Giunti in ospedale con insufficienza respiratoria, rispondevano poco e male alle terapie classiche. “Abbiamo capito quindi che dovevamo studiare qualcosa di diverso per salvare il maggior numero di vite possibili”, continua Valsecchi, clinico di lunga esperienza, che ha fatto parte fin da subito della task-force regionale. “Il 13 marzo ho preso anche io il virus. La febbre è salita a 39 e, dopo il test, sono risultato positivo. Altri due medici della mia équipe - prosegue - sono risultati anch’essi positivi senza manifestare sintomi propri della malattia. Il mio caso e quello degli altri due colleghi, però, sono stati gli unici riscontrati tra tutte le équipe che hanno lavorato in ospedale. E questo lo dico con una punta di orgoglio, perché abbiamo adottato fin da subito misure rigidissime e dettagliate, chiare e semplici per tutti”.

Quali misure sono state quindi adottate?

“In pratica abbiamo costituito due ospedali in uno con percorsi e strutture separate”, racconta Giammarco Aondio, direttore di Medicina interna. “Abbiamo istituito da subito una task-force composta da medici e dalla Direzione dell'ospedale”. La riabilitazione è stata immediatamente sgomberata, liberando 100 posti di degenza, che sono stati riservati ai malati Covid 19. È stato costituito un secondo Pronto soccorso. “Abbiamo ricoverato oltre 400 malati fino a metà giugno, e 1.200 pazienti sono transitati dal Pronto soccorso, dedicato ai sospetti infetti. Numeri imponenti per un ospedale come il nostro - prosegue Aondio -, che meglio di altro fanno capire l'emergenza che abbiamo dovuto affrontare”.
All'Ospedale Moriggia Pelascini è stato creato, da zero, un protocollo semplice ma rigoroso, applicato da tutto il personale medico, infermieristico e di supporto.

L'autunno. L'ospedale, in attesa di direttive dalla Regione, non ha ancora definito un piano operativo per l'autunno. “Mio padre diceva che le cose bisogna vederle, ma anche prevederle”, conclude il professor Aondio.

occhielloLA STORIA DELL'OSPEDALE CLASSIFICATO MORIGGIA PELASCINI, UNA STRUTTURA DI ECCELLENZA NEL COMASCO
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