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Medici specializzati in Igiene e Medicina preventiva sempre più rari

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Autore: Antonella Tuccia/mercoledì 11 dicembre 2019/Categorie: Mondosalute Newsletter

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“Risk-management, health technology assessment, valutazione delle performance, interazione tra ospedale e territorio sono gli ambiti formativi più carenti”, ha spiegato Carlo Signorelli, neo-direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Con l’articolo 15 del Decreto n.1631 del 30 settembre 1938 - Norme generali per l'ordinamento dei servizi sanitari e del personale sanitario degli ospedali, passato alla storia come Legge Petragnani (l’Igienista Giovanni Petragnani, che l’aveva proposta nel suo ruolo di direttore generale della Sanità pubblica), viene istituita nei singoli ospedali la figura del direttore sanitario. Questo orientamento si è consolidato nelle normative dei decenni successivi, estendendosi anche agli ambulatori e ai laboratori. Successivamente, c'è stata una distinzione tra il direttore medico di presidio ospedaliero - medico igienista con sette anni di anzianità - e il direttore sanitario aziendale - dirigente medico scelto fiduciariamente dal direttore generale, tra una rosa di idonei in possesso dei requisiti professionali e manageriali-.

La riforma del sistema sanitario attuata in Regione Lombardia ha creato le nuove figure di direttore sanitario. Servono, quindi, nuovi professionisti, adeguatamente formati.
Per approfondire questi temi, lo scorso 9 dicembre, Aiop Lombardia ha organizzato presso l'hotel Westin Palace di Milano un evento molto partecipato: “Le direzioni sanitarie: una componente essenziale del sistema sanitario nazionale”, convegno moderato da Dario Beretta, Presidente Aiop Lombardia, e da Roberto Carlo Rossi, Presidente dell'Ordine dei Medici di Milano. Al tavolo sono stati chiamati i rappresentanti dell'Accademia Lombarda di Sanità Pubblica, Anmdo, Siti e Ordine dei medici di Milano (OmceoMi). “Qualche anno fa il compito di un direttore sanitario era quello di saper governare insieme al direttore generale l'ospedale nella maniera più efficiente possibile”, ha spiegato l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, intervenuto al convegno: “Oggi, questa figura ha un altro compito fondamentale, cioè di costruire una trama di collegamento tra ospedale e territorio”. Parlando dei direttori sanitari del futuro, Gabriele Pelissero, Presidente dell'Accademia Lombarda di Sanità Pubblica, vicepresidente scientifico di Anmdo e Presidente emerito di Aiop Lombardia, ha evidenziato come “sia una figura strategica che però bisogna riempire di contenuti. La spinta all'aziendalizzazione si è un po' affievolita ultimamente, e deve riprendere forza”. Secondo Pelissero c'è bisogno “di un governo migliore del sistema, perché per quanto riguarda i finanziamenti alla sanità pubblica si sta retrocedendo un po': un esempio sono i vincoli stringenti alle assunzioni di nuovo personale e il blocco imposto alle regioni nel poter utilizzare la componente privata... E' ora di sbloccare”.

A Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene e sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e neo-direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva, che ha fatto parte del comitato scientifico dell'evento formativo, abbiamo rivolto qualche domanda.

Quali sono i compiti del direttore all’interno di una struttura sanitaria?

Sono essenzialmente riassumibili in quattro aree: i compiti igienistici tradizionali di controllo degli ambienti, prevenzione delle infezioni e smaltimento dei rifiuti; quelli manageriali tipici dei direttori sanitari aziendali; quelli di natura etica, facendo rispettare le norme del codice di deontologia medica e quelli medico-legali, tra cui, il rispetto delle segnalazioni obbligatorie, la corretta compilazione della documentazione clinica e i servizi a tutela dei pazienti quali l'Ufficio relazioni con il pubblico (Urp). Ultimamente si sono aggiunti i compiti trasversali a queste aree legate al risk-management.

Che tipo di formazione è necessaria?

Una formazione congruente al curriculum formativo dello specialista in Igiene e medicina preventiva. Questo, naturalmente, vale soprattutto per i medici di direzione sanitaria e i direttori medici di presidio. Per le figure di direttori sanitari aziendali servono in aggiunta nozioni di management, economia sanitaria e leadership.

Quali sono gli ambiti formativi più carenti?

Quelli di più recente introduzione nella gestione ospedaliera come risk-management, health technology assessment, valutazione delle performance, interazione tra ospedale e territorio.

Lei ha diretto per 20 anni una scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva. Quale la situazione e le problematiche attuali?

Da quando sono stati eliminati gli orientamenti, la scuola di Igiene deve preparare a diversi sbocchi di carriera. Tra questi, il medico igienista di Asl, di Direzione sanitaria, quello di Distretto e dei Servizi sanitari territoriali. Questo dilaziona molto la formazione specifica per la direzione sanitaria che non tutte le scuole sono in grado di garantire ai più alti livelli. Inoltre, tra i medici neolaureati non sono molti quelli con forti motivazioni a questa carriera. Peraltro, da un recente rilievo é emerso che circa il 60 per cento degli specialisti in Igiene, assunti in strutture del servizio sanitario nazionale, lavorano in una direzione sanitaria ospedaliera pubblica o privata.

Le nuove norme di Regione Lombardia hanno creato nuove figure di direttore sanitario...
In un certo senso si, con i direttori sanitari di Ats, quelli di Ast e i direttori socio-sanitari che possono anche non essere medici. Resta sostanzialmente invariata la figura del direttore medico di Presidio ospedaliero. Poi ci sono le varie norme regionali sui direttori di poliambulatori e laboratori.

Quali sono i requisiti per l’accesso alle direzioni sanitarie in Lombardia?
E’ stato istituito un albo regionale al quale bisogna obbligatoriamente essere iscritti per essere nominati direttori sanitari, sia di strutture pubbliche, sia di strutture private accreditate.

Quale il ruolo dell’ordine dei medici?

La vigilanza sui requisiti professionali dei vari direttori sanitari, inclusi quelli di laboratori, centri polispecialistici e odontoiatrici, oltreché la gestione dei provvedimenti disciplinari.

di Nicola Vaglia

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