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Idrocefalo normoteso idiopatico, la chirurgia potrebbe bloccare l'evoluzione della malattia

Idrocefalo normoteso idiopatico, la chirurgia potrebbe bloccare l'evoluzione della malattia

Autore: Antonella Tuccia/lunedì 9 dicembre 2019/Categorie: Mondosalute Newsletter

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Tra le malattie neurologiche l'ictus é quella che miete più vittime. Tra tutte le patologie, l'ictus é la terza causa di morte e la principale causa di invalidità in Italia. Il dato desta allarme. Si stima che solo il 36 per cento della popolazione é a conoscenza dei sintomi. Ciò contribuisce a quello che in termini medici si chiama “ritardo evitabile” dell'intervento di diagnosi e terapia e nel caso di ictus ischemico preclude la possibilità di eseguire la terapia trombolitica o la trombectomia meccanica.

Lo studio delle patologie neurologiche, come la malattia di Alzheimer e la demenza di Lewy, si concentrano sulla diagnosi precoce. I nuovi farmaci non hanno ottenuto gli effetti sperati, ma sappiamo che nella sua fase iniziale il processo patologico è ancora reversibile, per questa ragione tutti i nuovi studi si concentrano in questa direzione. Nel caso di un altro tipo di demenza, quella provocata dall'idrocefalo normoteso idiopatico, la chirurgia potrebbe bloccare l'evoluzione della malattia, diagnosticando per tempo i disturbi che la precedono. All'Ospedale Moriggia Pelascini, quest'anno, si è tenuto l'incontro annuale sulle Neuroscienze. Il reparto di Neurochirurgia ha ospitato la sessione congiunta annuale delle sezioni regionali lombarde della Sin (Società italiana di Neurologia) e della Sno (Scienze Neurologiche Ospedaliere). Si tratta dell'appuntamento annuale nel quale gli operatori delle Neuroscienze condividono rilevanti interazioni a livello clinico-operativo nel quadro delle direttive e delle iniziative di coordinamento del Sistema Sanitario Regionale.

Tra le novità più importanti, il trattamento chirurgico delle patologie neurologiche, ovvero l'idrocefalo normoteso idiopatico. Il riconoscimento precoce di questa demenza, nella manifestazione iniziale che precede la fase clinica, potrebbe portare ad un tempestivo intervento chirurgico, bloccando l'evoluzione della malattia verso la demenza. Nell'anziano questa patologia si manifesta in maniera non omogenea, ma il disturbo della deambulazione unita all'incontinenza urinaria, segnalano e precedono di mesi l'insorgenza dei sintomi che portano alla demenza. Il solo esame neuroradiologico, ad esempio, non è sufficiente a diagnosticare la patologia con precisione. Gli studi e la pratica clinica maturata in anni suggeriscono che il test “della fisiologia liquorale alla base dell'idrocefalo” può individuare la patologia nel suo esordio con una precisione del 75/90 per cento dei casi. “I test liquorali più sofisticati - spiega Diego Spagnoli, direttore unità complessa di neurochirurgia dell’Ospedale Moriggia Pelascini -, in uso nei centri neurochirurgici altamente specializzati, potrebbero portare un enorme beneficio ai pazienti, ma anche alla sanità pubblica”.
Tra le malattie neurologiche l'ictus é quella che miete più vittime. Tra tutte le patologie, l'ictus é la terza causa di morte e la principale causa di invalidità in Italia. Nel nostro paese sono oltre 900mila le persone sopravvissute all'ictus con conseguenze e ricadute sociali ed economiche di enorme portata. “Si stima un costo di circa 16 miliardi per il Servizio Sanitario Nazionale, più altri 5 che ricadono invece sulle famiglie”. Ogni anno si registrano circa 100mila ricoveri. Tra questi, sopravvive circa un terzo delle persone con gravi invalidità. Alcuni fattori di rischio non sono modificabili (età, sesso, etnia e familiarità). Altri, invece, possono essere prevenuti con un corretto stile di vita. Parliamo di pazienti affetti da ipertensione arteriosa, diabete mellito, ipercolesterolemia, obesità, fibrillazione atriale.
Il dato che desta più allarme. “Si stima che solo il 36 per cento della popolazione é a conoscenza dei sintomi. Ciò contribuisce a quello che in termini medici si chiama “ritardo evitabile” dell'intervento di diagnosi e terapia e nel caso di ictus ischemico preclude la possibilità di eseguire la terapia trombolitica o la trombectomia meccanica.

Quali sono i campanelli di allarme? L'ictus può manifestarsi con debolezza; insensibilità di una metà del volto di uno degli arti, braccio o gamba, che può essere caratterizzata anche da formicolii. Ancora, può manifestarsi con l’incapacità di esprimersi o di comprendere qualcuno che sta parlando; con l’oscuramento o la perdita di visione da un solo occhio; con una inspiegabile sensazione di vertigine, di sbandamento o cadute; un grave mal di testa.
In Lombardia, già nel periodo 2004-2007, è stata realizzata la rete ictus ed il monitoraggio dell’efficienza e delle attività dei percorsi ictus. La rete segue il modello Hub e Spoke, modello economicamente vantaggioso ed efficiente. Il “codice ictus” prevede inoltre di allertare l’equipe ospedaliera dal sistema pre-notifica. L'obiettivo è quello quindi di ridurre i casi di ictus (riducendo i fattori di rischio), di poter trattare i pazienti all’interno delle strutture dedicate, di definire un percorso per la presa in carico e la cura del paziente post-ictus.
Tra le malattie neurologiche possiamo annoverare anche tutte le demenze fronto-temporali che si manifestano precocemente ed hanno uno spiccato carattere ereditario. In questi casi l'analisi genetica può rappresentare “una procedura di screening per i pazienti con demenza e per il potenziale impatto terapeutico”, afferma Margherita Canesi, direttore dell’Unità operativa neuro riabilitativa in servizio all'opedale Moriggia Pelascini.

di Nicola Vaglia

occhielloINCONTRO ANNUALE SULLE NEUROSCENZE ALL'OSPEDALE MORIGGIA PELASCINI
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