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All'Humanitas Gavazzeni il cuore si opera con un robot

All'Humanitas Gavazzeni il cuore si opera con un robot

Autore: Antonella Tuccia/domenica 8 dicembre 2019/Categorie: Mondosalute Newsletter

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“Si procede con questo tipo di intervento solo quando le condizioni anatomiche del torace lo consentono”, spiega Alfonso Agnino, cardiochirurgo specializzato da oltre 10 anni nell’utilizzo di tecniche mininvasive video-assistite.

L'intervento alla valvola mitrale è più semplice grazie all'impiego di un robot. L'equipe di cardiochirurgia dell'Humanitas Gavazzeni di Bergamo è in grado di eseguire questo intervento riducendo al minimo il trauma dei tessuti, il sanguinamento, il tempo di recupero dei pazienti. Da Vinci, questo è il nome dell'apparecchio all'avanguardia nella chirurgia robotica, rende quasi invisibili le cicatrici sul torace. L'intervento si risolve con le dimissioni del paziente dopo 4 giorni. Non prevede riabilitazione, ma una visita dopo 15 giorni oltre ai controlli ambulatoriali periodici legati al follow up della patologia valvolare.

 

L'apparecchio, guidato dal chirurgo, è dotato di due braccia in grado di riprodurre il movimento umano all'interno del corpo: i polsi ruotano a 360 gradi, le mani hanno una presa salda e fermissima, gli occhi riescono a vedere dettagli che sfuggirebbero a chiunque. “La macchina - spiega Alfonso Agnino, cardiochirurgo specializzato da oltre 10 anni nell’uso di tecniche mininvasive video-assistite -, potenzia le capacità dell’équipe per realizzare quello che fino a ieri sembrava impossibile, come riparare una valvola di pochi millimetri eseguendo incisioni non più grandi di quelle con cui i dermatologi rimuovono i nei”. Da maggio sono stati effettuati 10 interventi di cardiochirurgia robotica con il da Vinci. A regime, se ne effettueranno circa 25 ogni anno. “Si procede con questo tipo di intervento - precisa Agnino - solo quando le condizioni anatomiche del torace lo consentono”.
“Il robot da Vinci – commenta il dottor Alberto Cremonesi, responsabile della Cardiologia e coordinatore del Dipartimento Cardiovascolare - chiude il cerchio delle possibilità terapeutiche con cui il Dipartimento risponde alle necessità del singolo paziente. Oggi, - prosegue Cremonesi - abbiamo dei sistemi di imaging molto avanzati che ci permettono di capire esattamente l'anatomia della patologia che andiamo a trattare. Capiamo se il paziente dovrà essere indirizzato verso il trattamento medico; un trattamento di chirurgia tradizionale o un intervento di chirurgia robotica”.
“Lo sviluppo delle tecniche chirurgiche mininvasive - spiega il dottor Paolo Panisi, responsabile della Cardiochirurgia - ha consentito di migliorare la qualità di vita dei pazienti grazie al minor impatto di queste tecniche a livello fisico e psicologico”. Applicare queste nuove tecniche in cardiochirurgia, gli fa eco il direttore sanitario Massimo Castoldi, “significa maggior rispetto del paziente, diminuzione delle complicanze e miglior cura”.

di Nicola Vaglia

occhielloL'INTERVENTO ALLA VALVOLA MITRALE E' PIU' SEMPLICE E NON LASCIA CICATRICI
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RubricaDOSSIER SALUTE/3
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